La forma dei Westfiords è, con un po' di fantasia, assimilabile ad una grossa mano sinistra dove il pollice va a comporre la penisola di Hornstrandir, che è un mondo un po' a se stante, un'area protetta il cui accesso è regolamentato e non è visitabile in bicicletta (anche perchè non ci sono strade!)
Gli altri fiordi più piccoli che costituiscono le dita di questa mano, sono attraversati dalla strada 60 che parte da Ísafjörður e raggiunge Flókalundur con un percorso suggestivo che inevitabilmente (ma con un po' di rammarico) anno dopo anno viene raddrizzato e migliorato. L'itinerario proposto percorre questa strada, con una variante facoltativa che evita il nuovo tunnell e il vecchio tracciato del passo Hrafnseyrarheiði, percorrendo la celebre ed impegnativa strada 622, mentre in ultimo, resistendo alla tentazione di una rapida discesa verso Flókalundur si propone di andare verso Ovest per continuare questa magnifica successione di fiordi.


Il campeggio di Ísafjörður si trova al termine del fiordo, a circa 5 km dal centro città che si raggiunge lungo la strada 61.
Dal campeggio ritornare verso il mare (non farsi ingannare da google map che consiglia una strada più breve, ma decisamente impegnativa), per poi svoltare a destra e appena dopo il supermercato prendere la strada 60.
La strada sale decisamente puntando all'imbocco del Vestfirdir Tunnel. Questa galleria è decisamente caratteristica. Innanzitutto è lunga 6 chilometri e un po' angusta con le pareti rocciose che a tratti incombono, ma la cosa più anomala è che dopo 2 chilometri si troverà un bivio all'interno della montagna. La biforcazione con la strada 65 la si lascia sulla destra proseguendo per la strada 62. Questo tratto di 4 chilometri è abbastanza stretto, ma il traffico (inizio settembre 2026) era molto ritotto. La galleria è illuminata, ma si raccomanda adeguate luci anteriori e posteriori e giubbotto ad alta visibilità.
Usciti finalmente dalla galleria, si scende rapidamente verso l'Önundarfjörður. Giundi sul suo fondo è consigliabile una breve variante di 2 km per raggiungere la spiaggia di sabbia gialla.
tornati sulla strada 62 si ricomincia a salire per circa 300 metri di dislivello per poi ridiscendere verso lo stretto fiordo Dýrafjörður, per raggiungere Þingeyri che sarà visibile proprio al di la dello stesso.
si aggira tutto il fiordo fino al bivio dove si lascia la strada 60 (possibile variante per evitare la tappa successiva) per percorrere la strada 622 abbastanza pianeggiante fino al paese.

Questa strada ha negli anni assunto un alone quasi mistico di celebrità, sia a causa di una trasmissione americana "Dangerous roads" che l'ha raccontata e sia a causa di alcuni incidenti che hanno portato alla distruzione dei veicoli rimasti bloccati.
La strada è quasi totalmente pedalabile, tranne un tratto di circa 1 chilometro il cui fondo di ciottoli è molto difficile da percorrere. Questo tratto si trova dopo circa 40 chilometri ed è tassativo calcolare bene i tempi per arrivarci con la bassa marea e fondamentale che il mare sia calmo. Con l'alta marea e/o con il mare mosso la strada può essere sommersa o invasa dalle onde. Da notare anche che per gran parte del percorso non c'è copertura telefonica.
Dal campeggio di Flókalundur si prosegue sulla 622. Questa è asfaltata ancora per alcuni chilometri fino al piccolo aeroporto. Da qua la strada inizia a salire decisamente per portarsi su un tratto scavato nel ripido pendio che precipita verso il mare. Il fondo varia da buono a «un po' meno buono» e bisogna fare attenzione alla presenza di sassi caduti dal soprastante pendio. Alcuni tratti sono molto spettacolari con la strata scavata nella parete rocciosa e attraversata da varie cascatelle d'acqua.
Andando verso la punta il pendio si fa più dolce e i prati si sostituiscono alla roccia. Qua anche il fondo, seppur variabile si fa più tranquillo. L'andamento è come sempre a saliscendi, a tratti si raggiunge quasi il mare, a tratti ci si porta più in quota.
Si supera il faro Svalvogaviti che rindica il raggiungimento della penisola e il conseguente cambio di versante (e nel caso di vento..) Il versante opposto è più verdeggiante e ampio, anche se sovrastato da alte pareti rocciose. verso i 40 chilometri si attraversa una zona di arbusti lussureggianti abbastanza atipico per i panorami islandesi.
Inizia ora il tratto più impegnativo. Un cartello indica "Impassable". Questo segnale, come molto spesso appare su altre strade, non va interpretato come "chiuso", ma come "non transitabile", in pratica è un avviso che indica che la strada richiede mezzi adeguati e va affrontata a proprio rischio e pericolo.
Il perchè lo si capisce poco dopo. Una breve, ma molto ripida discesa porta al livello del mare.La strada è scavata nella roccia e lambita dal mare. Il fondo è fatto di ciottoli rotondi anche di discrete dimensioni e procedere senza scendere è possibile forse con una MTB, nel mio caso ho optato per un tratto fortunatamente breve di spingere.
Si passa, sempre a pelo d'acqua in una strozzatura con un grosso avancorpo roccioso e poi si risale allontanandosi dal livello del mare.
Come già detto, questo tratto in caso di alta marea o di mare mosso può essere realmente non transitabile e in ogni caso va prestata attenzione.
La strada torna ad essere più tranquilla. Sempre a saliscendi si superano alcuni guadi. Almeno un paio si possono affrontare di slancio senza scendere dalla bicicletta, per altri ho optato per una soluzione più conservativa, tuttavia nessun guado ha un aspetto minaccioso.
Finalmente ci si riaggancia alla strada 626 che fino all'apertura del tunnell era la strada principale (marchiata come 60) e ora pochissimo trafficata.
Raggiunta la strada 60 ritorna l'asfalto. Con poco dislivello si raggiunge la cascata Dynjandi
Nota del 2026: nella mia prima visita del 2019, ma sicuramente fino al 2023, era consentito ad escursionisti e cicloviaggiatori, di campeggiare nel prato vicino ai servizi. Attualmente la situazione è incerta. Con i lavori della nuova strada e il nuovo parcheggio a pagamento questa indicazione è sparita ed è rimasto solo il cartello generico di divieto.
Inoltre a casua dei grossi lavori di rifacimento totale della strada che passa sopra l'acqua dei bagni non è potabile.
Tuttavia piantando la tenda la sera e ripartendo la mattina presto non credo che ci siano problemi. In ogni caso, soprattutto finiti i lavori, lungo la strada 60 si trovano molti posti tranquilli e appartati dove fermarsi senza grossi patemi.


Questa tappa è molto lunga e con un dislivello importante. ma è possibile accorciarla pernottando a Bíldudalur o Tálknafjörður.
Dalla cascata si torna brevemente a riprendere la strada 60 che inisia subito ad inerpicarsi sull'altopiano con pendenze abbastanza impegnative. al momento dell'ultimo mio passaggio (2026) tutta la prima parte si svolgeva ancora sul vecchio tracciato sterrato, mentre era un fase di ultimazione la nuova strada che sarà completamente asfaltata.
Dopo circa 5 chilometri inizia la nuova strada abbandonando l'asfalto. Si continua a salire fino a circa 500m di quota dove inizia un tratto a mezzacosta in discesa. Giunti nel punto più basso con nuovamente panorama sul fiordo, occorre ancora risalire per circa 250m per raggiungere il culmine dell'altopiano ad una quota di 500 metri. Qua volendo si può proseguire lungo la strada 60 che con una ripida discesa porta direttamente a Flókalundur. Il campeggio si trova appena prima dell'incrocio con la strada costiera 62.
Proseguendo invece per il programma originale si prende la strada 63 che diventa sterrata e scende fino al fondo del fiordo.
Si prosegue poi lungo il livello del mare superando le HotPot Reykjafjarðarlaug

La tappa è breve, ma non va sottovalutata, presentando una salita e soprattutto una discesa abbastanza impegnativa.
Dal campeggio di Patreksfjörður si prende la strada 62 che costeggia il fiordo fino al suo fondo dove inizia a salire verso il Kleifaheiði. Prima della salita si prende la strada 612 che segue il lato opposto in direzione di Látrabjarg. Dopo circa 3 km si trova il relitto della nave Garðar BA 64 che è stata radiata e spiaggiata negli anni 80, diventando un classico soggetto fotografico.
Dopo circa 5 chilometri troveremo il bivio per la strada 614 e Rauðisandur. Qua la strada diventa sterrata e con tratti abbastanza ripidi si raggiunge il passo situato a 350 metri di quota attraversando l'altopiano.
Ora si ridiscende verso la spiaggia che appare poco dopo, si percorrono alcuni tornanti abbastanza ripidi e con il fondo a volte non bellissimo (prestare attenzione!) per raggiungere i verdi prati nei pressi della spiaggia.
Da qua a destra si raggiunge la Chiesa nera Saurbæjarkirkja, mentre a sinistra in poco meno di 5 chilometri il campeggio proprio a ridosso della spiaggia.
La spiaggia è consigliabile vederla con la marea in abbassamento quando la sabbia ancora bagnata brilla del suo colore rosso/oro che contrasta con le lagune azzurro/verdi.
Volendo vedere la spiaggia da un'angolazione acora più suggestiva ci si può fermare poco dopo il passo e prima che la pendenza in discesa aumenti. Da qua si identifica il crinale che sovrasta la spiaggia e si sale con percorso libero su prato e pietraie (evitando possibilmente le zone di muschio) fino a raggiungere la cresta da cui si gode un bellissimo panorama.
Tappa conclusiva di questa cavalcata per finire in bellezza con due passi da affrontare. Il primo di soli 350 metri è al contrario la strada affrontata nella tappa precedente, in alcuni tratti supera il 10% ed in poco più di 4 chilometri porta al culmine della salita. Si va poi a percorrere a ritroso il percorso precedente passando dal relitto Garðar BA 64 fino al bivio in fondo al fiordo. La strada riprende a salire un po' meno ripida della rpecedente (e soprattutto asfaltata) fino ai 400 metri di quota del Kleifaheiði, dove sorge una curiosa statua, il Kleifakarl, costruito dagli operai che hanno realizzato la strada nel 1947.
Attraversato ancora una volta l'altopiano si ridiscende per una lunga valle fino alla Barðastrandarsandur, una versione ridotta della spiaggia Rauðisandur. La strada prosegue in saliscendi più o meno seguendo la costa. Dopo 12 chilometri dalla fine della discesa si trova sulla destra Krosslaug, una antica piscina con acqua geotermale. Questa è ormai in disuso, ma proprio in riva al mare c'è una piccola vasca naturale di acqua calda con accesso libero. Una volta rilassati nella piscinetta, mancano poco più di 30 chilometri alla meta. Si incontra prima il bivio per Brjánslækur con il traghetto Baldur per Stykkishólmur, proseguendo per altri 6 chilometri invece si raggiungerà Flókalundur dove è presente il campeggio e una seconda pozza chiamata Hellulaug.












